Yuza's profileLa vita è troppo breve p...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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2/13/2008 Le mie panchineDedicato ad una città e una persona che mi sono rimaste nel cuore, dedicato al ricordo che vivo e rivivo nei miei momenti difficili, che sia d’aiuto a tutti quelli che sono in ansia… -Ehi, Giovanni svegliati! -. Apro gli occhi sono poggiato sulle sue gambe e vedo il sole che fa capolino fra le fronde degli enormi alberi di S.Elena. Il profumo di foglie cadute si mischia alla sua fraganza di vaniglia, che pace, quanta pace. La panchina di legno scricchiola ad ogni mio movimento, mentre Lei continua ad accarezzarmi fra i capelli. –Non lo dimenticherò mai- biascico le parole stanche che escono dalla mia bocca. Lei che si china su di me, i suoi boccoli che cadono come funi dalla sua testa tondeggiante, scura in controluce. Due occhi nocciola che sorridono più delle sue labbra sembrano abbracciarmi. Quanta pace. Mi bacia. Le sue labbra carnose sulle mie si poggiano quasi come il gioco delle figure di legno che usano i bimbi… Giochiamo a far combaciare le due forme, in modo delicato dolce. In questo momento di tranquillità con un zompo degno di un felino il piccolo pipistrellino Flick salta e inizia a slinguazzarmi con la sua linguetta biadesiva, quasi geloso di questo momento mio… Solo mio… Il suo alituccio pesante mi infastidisce, non smette, diventa sempre più invasivo, più cerco di respingerlo, più mi ama e vuole dimostrare il suo affetto nei miei confronti. Quanta pace. Lei ride mentre mi guarda lottare sulle sue gambe così morbide, così vellutate… Sono costretto ad alzarmi, Flick vorrebbe farsi rincorrere, ma cedo, ritorno sulla mia panchina, le metto un braccio sulle spalle, lei poggia la sua testolina sulla mia spalla destra. Quanta pace, guardiamo il mare che si infrange sulle protezioni vicino a noi, l’autunno già carico di colori e profumi inizia a giocare con la luce del sole regalando un quadro fantastico, romantico, indimenticabile. Non dico una parola, imprimo nella mia memoria tutto, cerco di immagazzinare ogni dettaglio e mai sazio di tanta bellezza in modo ingordo scruto l’orizzonte. Un vento tiepido e piacevole si alza, Flick inizia a giocare con le foglie e il vento, mordicchia qualche pigna e con quel suo nasino umido sembra fare la stessa cosa che faccio io, cerca di ricordare e di fissare tutto nella sua mente. Lei si alza, mi tira con un braccio e mi dice .Gio rientriamo, altrimenti mia Madre si arrabbia che facciamo tardi-, rido, non dico nemmeno una parola, come drogato da tutta questa pace, la natura era in me e io in lei. Ero un tutt’uno, una cosa sola. Questo è forse il momento più bello della mia vita, questo è il mio rifugio. Quando sono solo io fuggo là, in quel ricordo, vivo come oggi e, non morto come ieri. Io vivo ancora là, su quella panchina, non perché io voglia scappare dal presente, ma perché là io ricarico le mie batterie, là, su quella panchina. La panchina è una delle mie compagne di vita. Cambio città, amici, tempi, anni, ma la mia panchina è sempre là. In ogni posto cerco le mie panchine, panchine dove vivere emozioni e dove rivivere ricordi. Comments (8)
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